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Per una differenza di prospettiva tra antico e moderno

Vorrei condividere qui con tutti gli utenti di "pensiero filosofico" una lettera scritta al mio amico Gabriele, appassionato di meditazione e quindi filosofo, che mi chiedeva tempo fa che cosa pensassi di due grandi pensatori come Marco Aurelio e Niccolò Machiavelli. Ecco, con qualche piccola modifica, quello che gli ho scritto; su cui mi auguro possa esserci un'intensa partecipazione.
Caro Gabriele,
Forse si potrebbe dire da un punto di vista più generale che M. Aurelio e N. Machiavelli rappresentano due concezioni del mondo che nel corso della storia dell'Occidente sono venute differenziandosi sempre di più. Nel primo si incarna ancora l'uomo antico, che dialoga con la natura e trova in essa l'orientamento per costruire la sua vita e il suo mondo umano; nel secondo invece il mondo naturale è quasi irrilevante rispetto al valore che ha la politica e la ragion di stato. Col tempo, diciamo nell'arco degli ultimi cento anni in modo determinante, questa irrilevanza si trasforma in asservimento: l'uomo con la sua capacità razionale e tecnica diventa un dominatore e uno sfruttatore del mondo naturale. La natura così non ha più un valore in sé, ma solo per l'uso che l'uomo riesce a farne. Ciò che ha valore è solo l'uomo (e la religione ebraico-cristiana lo enfatizza in modo singolare nel Genesi) con la sua capacità di ideazione, di anticipazione, di conoscenza e di dominio del mondo naturale. "Tu - si dice nel Genesi - dominerai sugli animali della terra, del cielo e delle acque", perché sei fatto a immagine e somiglianza di Dio. E quando si dice l'uomo, si intende specificamente il suo pensiero e le sue idee, quegli attributi che lo differenziano in modo inequivocabile rispetto a tutti gli altri esseri di questo mondo. Quell'idealismo, esistente in entrambi i pensatori come potenza dell'idea, era nell'uomo antico solo uno strumento per potersi orientare nel mondo secondo le leggi di natura; mentre diviene nell'uomo moderno strumento di potenza e di dominio. Nella natura adesso non c'è più niente che possa limitare la potenza dell'uomo. Quest'uomo moderno non è più sottoposto ai dettami naturali, anzi è lui che impone le sue leggi alla natura con la sua inarrestabile capacità di trasformazione e di manipolazione. Se il Fato antico vedeva nella Necessità (Ananke) il limite di ogni accadimento del mondo, il Fato moderno impone al mondo il suo limite attraverso l'infinita potenza dell'idea, della tecnica e della razionalità umana. Tale processo raggiunge poi alla fine del Settecento la sua massima espressione con la filosofia kantiana, la quale si propone l'obiettivo di sistematizzare in modo definitivo la svolta epocale che c'era stata due secoli prima con pensatori come Machiavelli; ma anche e direi soprattutto con pensatori come Cartesio, Galilei e Bacone. La domanda quindi che tu ti poni, "come saremmo oggi se adottassimo ancora la prospettiva di Marco Aurelio", ha a mio avviso la seguente risposta: saremmo ancora uomini con un futuro, il che significa che avremmo ancora una speranza e che il nichilismo assumerebbe un volto positivo e meno distruttivo. E a proposito di questi due termini, speranza e nichilismo, mi sembra opportuno fare una piccola digressione. 
Speranza e Nichilismo
Si dice in genere che “finché c’è vita c’è speranza”, ma questo detto non è molto appropriato. Si dovrebbe dire viceversa che “finché c’è speranza c’è vita”. E ciò per la semplice ragione che la vita dell’uomo è sempre proiettata in avanti, verso obiettivi da raggiungere che possano renderlo più felice di quello che è o è stato. La speranza è il vero motore della vita, perché la caratterizza in uno dei suoi aspetti essenziali. Sperare equivale a vivere, ma non sempre vivere equivale a sperare. Prova ne è la condizione di tutti quegli individui che si trascinano per svariati motivi nella disperazione più totale, che non vivono più pur essendo ancora fisicamente presenti in questo mondo. La speranza è poi fondativa del vivere anche per un’altra ragione molto importante. Pur non avendo dolori o sofferenze che lo affliggono, spesso l’uomo si trova immerso nel vuoto della sua esistenza e sperimenta l’angoscia del vuoto di senso del suo essere nel mondo. La vita si offre al suo sentire e pensare senza scopo e senza valore. È quello che oggi con una parola che va sempre più di moda si chiama Nichilismo. La speranza è ciò che può dare al nichilismo un segno positivo, perché può salvare l’uomo dall’angoscia del non sapere lo scopo del suo stare al mondo. Quando il nichilismo, in tutte le sue forme, spegne le luci della vita, la speranza ha il potere di riaccenderle. Ma questa speranza che riaccende la vita non è più una proprietà della ragione, bensì del cuore. Essa è fede in qualcosa che va oltre la ragione, e che si può cogliere solo con uno slancio sovra-razionale dell’anima. Per questo motivo il nichilismo permeato di speranza, e cioè il nichilismo positivo, si può anche chiamare naturalismo mistico. Noi in quanto essere naturali non abbiamo altro che i sensi e la ragione per stare al mondo e conoscerlo. Quando però vogliamo cogliere il fondamento ultimo di questa natura che sta di fronte a noi e di questa vita che viviamo, allora i sensi e la ragione non sono più sufficienti. Di fronte a noi si pone il mistero, per risolvere il quale abbiamo bisogno della iniziazione religiosa del cuore e della fede. Tale iniziazione è un addestramento del normale sentire dell’uomo, è un suo potenziamento attraverso la spiritualità, che ci permette di cogliere e di pregare quella forza divina e onnipotente che sta alla base dell’essere. E allora vediamo con chiarezza, nonostante tutto il male e la mancanza di senso scoperti dalla ragione nel mondo, che quella forza divina è l’unica cosa che conta. Il nulla del mondo così, in questo slancio sovra-razionale dell’anima, si affievolisce, la nostra angoscia si placa e ci diciamo che in fondo tutto è "mistero divino", e che questa è la grande verità. Ecco che cos’è la speranza e perché vale di più “finché c’è speranza, c’è vita” e non il contrario. Per concludere questa lettera, caro Gabriele, possiamo dire che noi uomini moderni possiamo uscire dal nichilismo in cui ci siamo inabissati solo attraverso l'uomo antico, cioè attraverso pensatori come Marco Aurelio; pensatori che sono nonostante tutto ancora enormemente attuali e che sono pronti a insegnarci quella sensibilità di vita e di pensiero che la modernità ci ha portato via. 
Con affetto, 
Giuseppe


Aggiunto il 15/12/2020 16:24 da Giuseppe Randone

Disciplina: Filosofia morale

Autore: Giuseppe Randone



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