L'idealismo di George Berkeley tra social media, realtà aumentata e algoritmi.
Il 16 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha chiesto regole più severe per proteggere i minori online, spingendo verso l'uso di sistemi di verifica dell'età. La proposta si inserisce in un dibattito, aperto già da almeno un decennio, relativamente a come poter conciliare la sicurezza, la privacy e l’autenticità dei fruitori di piattaforme digitali [1].
Questo tipo di questioni porta con sé importanti significati educativi, etici e sociologici che sorgono a partire dal principio filosofico esse est percipi (essere è essere percepito) formulato dal pensatore irlandese George Berkeley (1685-1753) [2]. Berkeley era convinto che gli oggetti materiali possano sussistere solo perché una mente li coglie. Non sussiste una realtà oltre le percezioni: tutto ciò che osserviamo è costituito da idee che Dio incessantemente percepisce e fornisce al nostro pensiero come oggetto ideale [3].
Sebbene questa prospettiva sia stata contestata negli ultimi due secoli da più parti, essa trova oggi un campo sperimentale inaspettato nelle piattaforme digitali. Un profilo social consiste in un insieme di percezioni – like, commenti, visualizzazioni – che determinano la sua rilevanza sociale. Se nessuno vede un post, possiamo dire che esso esista realmente? Gli algoritmi delle piattaforme amplificano o sopprimono i contenuti in base all'engagement, generando un universo in cui l'essere coincide veramente con l'essere percepito.
Il sociologo americano Erving Goffman (1922-1982) ha mostrato come gli individui costruiscono il loro io sociale attraverso performance e rappresentazioni. Se Berkeley dissolve la realtà materiale in percezioni, Goffman, come già Luigi Pirandello (1867-1936) aveva fatto in tutta la sua produzione letteraria e teatrale, dissolve il nostro io in maschere: non c'è un nucleo autentico, solo personaggi indossati a seconda delle situazioni che si vengono a creare. Seguendo questa prospettiva l'identità di ogni soggetto umano diventa un flusso continuo di percezioni performative, dove la coerenza è un effetto, non una causa [4].
Le tecnologie di realtà aumentata e virtuale portano il principio di Berkeley alle estreme conseguenze. Secondo le recenti ricerche dell’Unesco (2025) [5] negli ultimi anni i visori di realtà aumentata per la navigazione urbana e gli incontri virtuali si sono sempre diffusi soprattutto tra i giovani, segnando incrementi significativi in ogni parte del mondo. A questo riguardo, è lecito, e forse anche doveroso, porsi degli interrogativi di senso per cercare di comprendere come orientare i comportamenti umani nei confronti dei nuovi orizzonti che si stanno configurando con l’impiego sempre più massiccio e pervasivo dell’Intelligenza Artificiale.
Il primo quesito può essere il seguente: se un oggetto digitale appare nel mio campo visivo attraverso il visore, esiste per me? Berkeley risponderebbe di sì: l'oggetto esiste perché io lo percepisco. Quando il visore si spegne, quell'oggetto cessa di esistere, proprio come per Berkeley gli oggetti scompaiono quando nessuno li percepisce. La differenza è che oggi la “mente divina” è sostituita dal server centrale che conserva i dati – una sorta di Dio tecnologico.
Con riferimento alla definizione di “cultura” dell'antropologo statunitense Clifford Geertz (1926-2006) come un insieme di “sistemi di simboli in interazione” che modellano la realtà, si può ritenere che, se i simboli digitali diventano onnipresenti, la cultura stessa diventa digitale. Non esiste più un mondo reale e oggettivo, ma solo interpretazioni condivise attraverso la tecnologia. In altre parole, se un evento non viene documentato e condiviso sui social, per molti non ha consistenza e non si può dire che sia accaduto veramente [6].
L'economia dell'attenzione, descritta per la prima volta nel 1971 dall'economista americano e premio Nobel Herbert A. Simon (1916-2001), è l’ambiente dove l’esse est percipi diventa un principio economico reale. Le piattaforme guadagnano monetizzando l'attenzione: più visualizzazioni, e quindi percezioni, riceve un contenuto, più esiste e più vale. Un'alta quantità di informazioni crea però una “povertà di attenzione” dovuta ad una sorta di meccanismo di difesa del cervello umano che riduce le proprie performances attentive per proteggersi da un sovraccarico di dati. In questo contesto, la cosiddetta “società della trasparenza”, cioè quella digitale, presenta dei rischi molto alti per la salute e l’equilibrio psichico delle persone che ne fanno parte. Se negli ambienti digitali l'ipervisibilità coincide con l'esistenza, i soggetti che li abitano si svuotano in un eccesso di performance e visibilità, in base a una logica per cui la continua pressione a performare produce individui che esistono solo quando sono percepiti [7].
Uno studio del Pew Research Center del 2025 ha rilevato che il 78% degli adolescenti tra 13 e 17 anni dichiara di provare ansia se non riceve like entro un'ora dalla pubblicazione di un post [8]. Questo suggerisce che la percezione altrui non è solo un indicatore sociale, ma una condizione dell'esistenza psicologica. Il filosofo americano George Herbert Mead (1863-1931) e, dopo di lui, il canadese Charles Taylor (1931-), hanno individuato nel “riconoscimento” sociale un bisogno fondamentale per formare il proprio status identitario nostro io; nell'era digitale, il riconoscimento è quantificato e istantaneo, rendendo il nostro io dipendente dalle percezioni esterne [9].
Secondo i report di settore del 2026, il tempo medio giornaliero sui social media è aumentato del 12% rispetto al 2025, raggiungendo 3 ore e 20 minuti. Parallelamente, il numero di profili falsi è stimato intorno al 15% del totale degli account attivi [10]. In questo scenario, si profilano aspetti inquietanti: se la realtà è fatta di percezioni, e molte percezioni sono artificiali, allora la realtà stessa diventa un costrutto parzialmente non umano. Il server e l'intelligenza artificiale agiscono come la mente divina di Berkeley, mantenendo in esistenza il mondo digitale anche quando gli umani dormono.
Comprendere il parallelismo tra l’idealismo berkeleyano e l'identità digitale offre strumenti critici preziosi. Insegnare queste teorie filosofiche non come semplici curiosità storiche, ma come lenti per decodificare le dinamiche dei social del XXI secolo, potrebbe aiutare gli studenti a sviluppare una consapevolezza della loro presenza online. Se essere significa essere percepito, allora gestire la propria percezione diventa un atto etico e politico. Programmi di digital literacy che uniscano lo studio della Filosofia a quello delle Scienze Umane (Psicologia, Sociologia, Antropologia) e dell’Educazione (Pedagogia) possono favorire una cittadinanza digitale più consapevole e meno incline all'ansia da performance.
Riconoscere che la realtà digitale è un costrutto aiuta anche a smantellare le illusioni di neutralità, trasparenza e naturalità delle piattaforme. Se le tecnologie mediano la nostra percezione del mondo, nei social la mediazione diventa costitutiva dell'esistenza stessa. Sistemi educativi e scolastici che siano in grado di tematizzare, integrare e sviluppare questa consapevolezza potrebbero ridurre i rischi di vulnerabilità, manipolazioni e bolle informative a cui tutti i fruitori del digitale sono esposti in modo più o meno consapevole, promuovendo un uso più critico dei media.
L'attualità della riflessione filosofica di George Berkeley risiede dunque nella capacità di offrire uno schema concettuale per leggere, interpretare e comprendere una deriva sociale: la riduzione dell'essere a percezione in un ecosistema digitale che premia in modo pericolosamente unilaterale la visibilità e l’immediatezza [11]. Se essere significa essere percepiti, allora oggi l'esistenza individuale è in balia dello sguardo altrui e degli algoritmi che lo orchestrano. Le soluzioni non possono essere solo tecniche, ma richiedono una riforma culturale: riconoscere che la percezione sociale non è l'unico fondamento dell'essere, nella consapevolezza che al di là degli schermi digitali esiste uno spazio di autonomia e di relazioni non performative. La sfida educativa del prossimo futuro sarà formare soggetti capaci di abitare gli ambienti digitali senza esserne prigionieri, ricordando che percepire in modo libero, autonomo e critico permette di scegliere chi voler essere davvero e cosa far esistere realmente.
[1] https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/minori-sui-social-la-ue-prepara-la-stretta-cosa-cambia/
[2] cfr. https://sociologia.altervista.org/il-tramonto-della-sostanza-come-la-filosofia-di-berkeley-anticipa-lidentita-digitale-nel-2026/
[3] Philosophical Commentaries. Berkeley Notebooks of 1707-8. First printed in 1871, in Philosophical Works Including the Works on Vision, introd. and notes by M. R. Ayers, J. M. Dent & Sons-Charles E. Tuttle Co., London- Rutland (VT) 1992, pp. 429-437.
[4] E. Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino, Bologna 1969, pp. 10-15; cfr. https://www.pirandelloweb.com/poetica-di-pirandello/
[5] Cfr. https://www.unesco.org/en/world-media-trends
[6] Cfr. C. Geertz, Interpretazione di culture, Il Mulino, Bologna 1987.
[7] H. A. Simon, Motivational and Emotional Controls of Cognition, Archived December 27, 2013, at the Wayback Machine. «Psychological Review», 1967, vol. 74, No. 1, 29–39.
[8] https://www.pewresearch.org/internet/2025/04/22/teens-social-media-and-mental-health/
[9] Cfr. G. H. Mead, Mente, Sé e Società, trad. it. di R. Tettucci, Barbera, Firenze 1966; C. Taylor, La politica del riconoscimento, in C. Taylor, J. Habermas, Multiculturalismo. Lotta per il riconoscimento, trad. it. di L. Ceppa, Feltrinelli, Milano 2008.
[10] https://datareportal.com/reports/digital-2026-global-overview-report
[11] B. Liotti, Dalla percezione alla metafisica. Vita e opere di George Berkeley, Carocci, Roma 2025, pp. 9-18.
Aggiunto il 24/07/2026 - 10:10 da Paolo Gava
Argomento: Filosofia della mente
Autore: Paolo Gava
Introduzione, traduzione e commento di Alberto Tettamanti
Introduzione, traduzione e commento di Alberto Tettamanti
Introduzione, traduzione e commento di Alberto Tettamanti
Introduzione, traduzione e note di Alberto Tettamanti
Introduzione, traduzione e commento di Alberto Tettamanti
Quella sensazione che abbiamo quando ce ne stiamo senza far niente e ogni tanto, guardando l’orologio, ci diciamo: “accidenti, oggi sembra proprio che il tempo non passi mai!” non è affatto una nostra..
ARISTOTELE ETICA NICOMACHEA II. di Davide Orlandi Aristotele sottolinea che gli argomenti trattati nell’etica non sono adatti né ai giovani (che non hanno esperienza delle azioni conc..
Nato in Campania, a Nola, nel 1548 e morto tragicamente a Roma il 17 febbraio del 1600, quando fu arso vivo sulla piazza di Campo dei Fiori, Giordano Bruno è una delle personalità più forti, ingom..