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Il bisogno di pensare

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Il titolo di questo recente (ottobre 2017) libro di Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, potrebbe dare l’idea di un argomento troppo pesante e ostico, a tal punto da far sortire l’effetto opposto proprio al bisogno di leggerlo. Per fortuna Mancuso propone e tratta questa tematica in modo vivace e coinvolgente e riesce, pertanto, sin dalle battute iniziali, ad ingaggiare uno stimolante dialogo con il lettore, con queste dirette domande: Perché viviamo? Cosa vogliamo veramente da noi stessi? Da dove traiamo “l’energia per camminare in equilibrio sulla fune della vita?”. (p. 14)
L’agilità e la chiarezza con cui l’autore espone il ‘bisogno di pensare’, non ne elimina, peraltro, la profondità e la ricchezza intrinseche.
Per questo mi limito a proporne solo alcuni spunti, estrapolati a piacer mio.
- Il pensare può essere volto ad una concentrazione su se stessi, una sistole del pensiero che, se eccessiva, può fatalmente scadere in una sorta di narcisismo del pensiero. Oppure, può dirigersi alla relazione con l’altro e col fuori di sé, una diastole del pensiero che, anche in questo caso, non dovrebbe eccedere, se non vuole decadere a mera dispersione e sbandamento del pensiero stesso. Anche per il pensiero – che deve pur sempre essere un pensare col cuore – ci deve perciò essere un sano equilibrio fra sistole e diastole, un equilibrio tra il dentro di me e il fuori di me. È il desiderio, sorgente del pensiero, a presentare aspetti diversi e controversi, tanto da renderlo (il desiderio) oggetto sia di elogio che di critica.
- Ma, bisogna comunque sostare sulla meraviglia dell’esserci del pensiero, e qui il richiamo alla filosofia – a cui il libro è dedicato – è sin troppo scontato. Pensiero che è strutturato in sentire, percepire e concepire; quest’ultimo stadio, anche se considerato finale, non può e non deve, tuttavia, prescindere dagli stadi precedenti, se non si vuole scadere in vuote ed inconsistenti elucubrazioni. Bisogna, perciò, saper distinguere e praticare tanto la dimensione critica (distruttiva) del pensiero, quanto quella sistematica concettuale (costruttiva). Ma, per riuscire a far bene questo, è necessario tener conto non solo della mente ma, come richiamato sopra, anche del cuore. Scrive Mancuso: “Nel processo cosmico in cui sono inserito, l’esito più alto si chiama mente, cioè purissima energia di consapevolezza, e si chiama anche cuore, cioè purissima energia operativa che liberamente sceglie di riprodurre dentro e fuori di sé la medesima dinamica di organizzazione e di armonia che l’ha portata all’esistenza. […] Insomma, non si tratta solo di pensare, ma anche e soprattutto di vivere ciò che si pensa, e conseguentemente di pensare ciò che si vive”. (pp. 53,56). Per questo, un autentico pensiero non è solo erudizione, ma è, più propriamente, sapienza che, come tale, è sempre anche saggezza, ossia un “sapere” che è anche un “sapore”. Talché, si può sensatamente chiedere a qualcuno: “Cosa sai? E insieme: di cosa sai? O anche: che sapere hai? E insieme: che sapore hai?”. (p. 65) Mi piace citare, a questo proposito, un ottimo aforisma di Nietzsche: «Il nostro pensiero deve avere un intenso profumo, come un campo di grano nelle serate estive». (da L’innocenza del divenire, Rusconi, Milano 1999, p. 45).
- Proprio perché si pensa come si respira, si dovrebbe parlare in primis di necessità del pensare ancor più che del “bisogno di pensare”. E riservare, semmai, al “bisogno” solo il “come”, giacché ineludibile resta la “necessità” di pensare: pensando, non si può uscire dal pensiero! Il problema, allora, è se pensare bene o male: non bisogna pensare, ad esempio, come continuo piagnisteo, lamentando, su tutto e sempre, un presunto “male di vivere”. Il compito del pensiero è piuttosto quello di soppesare tesi e antitesi, e perciò il suo lavoro è continuo e aperto: non conclusivo, semmai sospensivo. Ecco perché, ad esempio, Mancuso si interroga: “Perché il disincanto della ragione analitica dovrebbe essere più veritiero dell’incanto che la stessa ragione prova di fronte al darsi della vita e dell’intelligenza? […] Perché la disperazione dovrebbe essere più veritiera della speranza? E perché il non-senso del senso?” (p. 85). Giustamente, allora, lo stesso Mancuso al celebre detto di Antonio Gramsci “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”, preferisce opporre un “ottimismo della ragione”.
- Ottimismo teoretico che, per il Nostro, viene convalidato, ad esempio, da una stupefacente serie di dati provenienti dalla scienza contemporanea circa le ridottissime probabilità del sorgere della vita – emergentismo (p.88) – dalla materia inorganica; perciò aveva pienamente ragione Blaise Pascal ad affermare che “l’ultimo passo della ragione consiste nel riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la superano. È ben debole se non lo riconosce”. (p. 97). I brani seguenti mi sembrano sintetizzare bene la concezione filosofica fondamentale di Vito Mancuso: “So che il mondo è Logos + Caos; non è solo caos, non è solo logos, ma è Logos + Caos; so che in questa formula il primato spetta al logos perché solo grazie a esso si crea sistema, cioè la dinamica fondamentale della vita; so che riprodurre la logica sistemica della relazione armoniosa significa operare secondo natura, quindi fare il bene e stare bene”. (p. 115). Dunque, conclude il Nostro, si può ben “sperare nell’esistenza di una Realtà Primaria, più pura e più nobile di questo mondo, in cui la tensione della vita verso la luce del bene e della giustizia trovi effettivo e definitivo compimento”. (p. 130): come non condividere con lui questa essenziale e vitale speranza – non certezza – ‘umana troppo umana’!?
- Ci sono, infine, alcune pagine del penultimo capitolo dedicate ad un silenzio che risulta più consono e proficuo ad un retto pensare; sono pagine che, a mio avviso, meritano veramente di essere lette e ripensate, appunto.
Alfio Fantinel

Aggiunto il 25/09/2018 10:32 da Alfio Fantinel

Disciplina: Filosofia morale

Pagine: 191

Edizione: 2017

Scritto da: Vito Mancuso

Lingua: Italiano

Costo: 16,00 €

Casa editrice: Garzanti

ISBN: 978-88-11-67569-3



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