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Talete e l'importanza dell'acqua da una testimonianza dossografica di Aristotele

(Leggiamo prima la testimonianza e faremo poi alcune considerazioni importanti):


L’acqua, di Talete

Testimonianza dossografica di Aristotele

Ci dev’essere una qualche sostanza, una e più di una,

da cui le altre cose vengono all’esistenza, mentre essa permane.

Ma riguardo al numero e alla forma di tale principio

non dicono tutti lo stesso: Talete. il fondatore di tale forma

di filosofia, dice che è l’acqua (e perciò sosteneva. che anche

la terra è sull’acqua); egli ha tratto forse tale supposizione

vedendo che il nutrimento dì tutte le cose è umido,

che il caldo stesso deriva da questa e di questa vive

(e ciò da cui le cose derivano è il loro principio); di qui,

dunque, egli ha tratto tale supposizione e dal fatto

che i semi di tutte le cose hanno natura umida - e l’acqua

è il principio naturale delle cose umide. Ci sono alcuni

secondo i quali anche gli antichissimi, molto anteriori

all’attuale generazione e che per primi teologizzarono,

ebbero le stesse idee sulla natura: infatti cantarono

che Oceano e Tetide sono gli autori della generazione [delle cose]

e che il giuramento degli dei è su quell’acqua chiamata

Stige dai poeti : ora, ciò che è più antico merita più stima,

e il giuramento è la cosa che merita più stima.


OSSERVAZIONI


Con Talete nasce una nuova idea di verità, lontana dal mito eppure ad esso strettamente legata. Nel w. 1 compare

il tema conduttore dei presocratici fisiologi: cercare il principio (arch) o causa prima di tutte le cose.


È da sottolineare come la preoccupazione del filosofo sia quella di spiegare in modo unitario la natura, perciò la Verità (la causa prima) non può che essere solo f i s i c a, in modo da essere il più vicino possibile ai fenomeni, ma essa deve anche spiegare il maggior numero possibile di cose, per poter essere facilmente comprensibile. Spiegare persino il suo contrario: il caldo; che altro non è se non l'evaporazione dell'acqua e quindi da essa causato. A questo punto sono presenti tutti  e quattro gli elementi e tutti dipendenti dall'acqua, elemento primo: la terra che sta sull'acqua, il caldo (o il fuoco) generato dall'evaporazione dell'acqua e l'aria che è nella stessa evaporazione. È la prima interpretazione unitaria dell'Universo, comprensibile attraverso un elemento fondamentale per l'esistenza di tutti gli esseri generati.


È un criterio che accompagnerà per sempre la scienza: la spiegazione più semplice (quella che spiega più cose) è la più credibile. Nasce allora anche la certezza della Verità, l'epistème (επιστημη, da επιστημι = impongo, sto su: la Verità certa è quella che si impone sulla verità incerta). Per contro il mito non è stabile, non sta su, è molto vario, complica le spiegazioni, perché ne dà troppe, quindi è inaffidabile, insicuro, inefficace. Tutti i versetti corroborano questa opinione. Interessante la sfumatura del w. 2, quando Talete dice che da quell'unica sostanza (υποκειμενοs = sto sotto, sono fondamento, base, principio) "altre cose vengono all'esistenza". Le cose, cioè, vengono sempre da qualch'altra cosa che prima già esisteva; nessuna cosa può venire dal nulla.

Per questo dal w. 4 in poi tutta l'attenzione si concentra sull'acqua. Le motivazioni che Talete ci enumera sono

semplici intuizioni sensibili; per noi ormai non ci sono più dubbi, dove c'è acqua c'è vita.


Nel w. 11 Talete si preoccupa di rafforzare la propria convinzione con uno strumento che, nella sua epoca, doveva avere

ancora la maggioranza delle adesioni: il mito.


Talete sa benissimo che riuscire a tradurre, in suo favore, il mistero, mai svelato, dei racconti mitici, significa avere

successo pieno di fronte all'opinione pubblica ed il massimo delle adesioni intorno al suo principio.


Anche questa è una regola scientifica molto attuale: ha più ragione una legge universale (può essere verificata da tutti) che una particolare (può essere verificata solo da pochi). L'impegno di Talete nella realizzazione di un tale progetto è chiarissimo nei w. successivi, ma il suo successo porta alla morte inevitabile del mito, il cui mistero svanisce di fronte alla ferrea spiegazione razionale. Si ricordi, a tal proposito, l’etimologia greca della parola Verità (da lanqanw = rimango nascosto e quindi αληθεια, suo contrario, per l’alfa privativa, = senza nascondimenti, senza veli).


L’Acqua-Verità è talmente lampante, per Talete, che non c’è bisogno del mito per coprirla. Egli si preoccupa

soprattutto di precisare che due dei d’acqua, Oceano e Tetide, hanno dato origine al mondo e quindi l’acqua

doveva essere importantissima, codificata nel sacro dalle due divinità, intoccabile e rispettabile dunque,  fin dall’antichità.


L’importanza dell’acqua, infine, è sottolineata da un elemento sicuramente razionale: il giuramento (W. 14 - 15 - 16 ) .

Persino gli Dei, quando devono dare forza alle loro decisioni, giurano sull’acqua, ancora una volta divinizzata, dello Stige.


Ma, a questo punto, gli dei hanno sconfessato loro stessi, se hanno bisogno di ricorrere al giuramento, perché ora è

questo atto giuridico che è loro superiore. e li sminuisce nella loro natura divina. È evidente, dunque,

che Talete ha scelto l’acqua come principio, non perché in essa sono presenti due dei d’acqua, ma ancora

perché c’è un fatto fisico ben preciso: giurare su di essa; e un tale atto, essendo anche razionale, non ha più

nulla a che fare col mito.


Ormai siamo su un piano filosofico, il mito ha fatto il suo tempo. Ecco perché Talete segna l'inizio della filosofia.








Aggiunto il 25/10/2015 10:52 da Benito Marino

Disciplina: Filosofia antica

Autore: Benito Marino



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