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Punti schematici della cosmologia Aristotelica

Premessa personale

 

Nell’affrontare  il presente studio oltre all’ esame del testo aristotelico e alla sua analisi, mi sono proposto di inserire la visione di alcune posizioni dei pensatori della scuola di Mileto e di Empedocle, che ritengo siano i fondatori del pensiero occidentale.

In essi vedo un rapporto di intimità nello studio della natura poiché questi pensatori riescono a cogliere il nucleo essenziale della verità, affacciandosi alla precarietà della realtà.

Quindi per me sono veri ricercatori, “palombari di Delfi”.

La capacità razionale utilizzata da essi risulta essere paragonabile ad una sorta di Illuminismo che si sgancia da un periodo

 “cosmogonico-mitologico” per affrontare alla perfezione lo studio della natura e le esigenze di tipo geometrico-astronomico della vita.

Aristotele a mio avviso ricopre il ruolo di una sorta di “giudice conciliatore” che porta un equilibrio teorico tra una riflessione sulla physis   di stampo presocratico e la visione della fisica di derivazione platonica da lui assimilata. Aristotele critica molte posizioni teoriche di Platone, anche se molti argomenti trattati dallo Stagirita hanno potuto essere tali grazie all’assimilazione del pensiero platonico.

Partendo da questa presupposto analizzerò, in modo semplice e per nuclei tematici, il testo facendo un parallelo tra il Timeo e alcuni accenni alla scuola di Mileto e alla visione empedoclea, tra l’altro molto criticata dallo Stagirita.

 

 

 

           

1 - La perfezione dell’universo 

Aristotele per dimostrare la perfezione dell’universo chiarisce qual è l’oggetto principale della scienza della natura: il corpo e ciò che gli è associato.

Aristotele, riportando la definizione di Simplicio, definisce il corpo come specie del continuo, dove continuo significa ciò che è divisibile in parti che a loro volta sono sempre divisibili.

Ci sono tre specie di grandezze: linea- superficie e corpo solido. 

Linea = ha una sola dimensione 

Superficie ha due dimensioni : altezza e lunghezza

Corpo solido: è tridimensionale

Il corpo, avendo tre dimensioni, è l’unica grandezza perfetta, ossia completa.  “…solo il corpo, infatti, è definito dal numero tre, e quest’ultimo equivale a <tutto>.”  (De Caelo, A I, 268 b  9-10)  

L’universo in quanto tutto è di necessità perfetto e compiuto (téleion).

In merito al corpo e alla sua perfezione va ricordata la visione pitagorica legata al numero 3 (sintesi del pari e del dispari) che risulta essere legata anche alla tematica delle tre grandezze.

Aristotele utilizza il numero simbolico 3: il tre esprime la concezione del tutto e ingloba in se stesso il tutto. Percorrendo a livello logico la rappresentazione simbolica del numero tre  lo Stagirita arriverà alla conclusione che oltre le tre dimensioni non c’è nulla.

Infatti Aristotele utilizza i concetti pitagorici per spiegare che le dimensioni si possono rappresentare con dei numeri: il punto è il numero 1, la linea è rappresentata dal numero 2 ,  ecc….  

Per passare ad analizzare le caratteristiche che delineano la visione di Platone e quella di Aristotele mi propongo di delineare in maniera schematica le principali differenze tra i due pensatori.

La differenza sostanziale portata in luce tra Timeo e De Caelo si basa sulle seguenti considerazioni:

      Il Kosmos platonico risulta essere generato.  Platone dirà che c’è un artefice dell’Universo, quindi un Demiurgo, che opera un passaggio dal disordine all’ordine. Il Demiurgo ha preso come punto di riferimento un modello perfetto ed eterno.

      Platone chiama l’Universo “animale” (E. Berti) perché convinto che esso sia animato, cioè possiede un’anima, l’anima del mondo. 

      L’Universo per Platone ha forma sferica (conveniva una forma che in sé raccogliesse tutte le forme), la forma sferica è data da una elemento solido chiamato dodecaedro, di cui Dio si servì per decorare l’Universo.

      Unicità e finitezza dell’Universo sono tra loro collegate. L’unicità è data dall’utilizzo di tutti gli elementi, la finitezza riguarda un kosmos esente da malattie e vecchiezza. Aristotele coglie una debolezza nelle argomentazioni sull’unicità, poiché sostiene che l’unicità del modello dell’Universo non esclude la molteplicità, ma anzi la implica.

      Platone parla di copia e modello, mentre Aristotele di forma e sinolo (unione di materia e forma) escludendo l’azione del Demiurgo.

      Dove Platone pone la figura del Demiurgo come artefice divino, Aristotele implica la necessità della physis.

      Il kosmos è unico, finito, di forma sferica, perfetto, si muove di moto circolare per ambedue i pensatori.

Per una visione complessiva della cosmologia aristotelica e platonica ritengo doveroso accennare alla visione di Empedocle, pensatore presocratico, pluralista.

La visione empedoclea afferma che nel cosmo sono presenti due forze cosmiche che sono in opposizione, amicizia e contesa.

L’origine di queste due forze e delle quattro radici (4 elementi) è una triunità complessa. Sfero, contesa e solitudine originaria.  Si nota anche qua la ricorrenza del numero tre. Se per Aristotele la natura è ontologia del sensibile, per Empedocle la Physis è un “venire alla luce”. 

L’espressione “venire alla luce” viene utilizzata da A.Tonelli (alievo di G.Colli) per trattare la verità che si disvela di fronte all’enigma oscuro della natura per i non iniziati. 

Un altro pensatore, Anassimene, sempre presocratico e  appartenente alla scuola di Mileto, discepolo di Anassimandro, dedicò gran parte della propria vita alla ricerca del principio primo da cui sarebbe derivato tutto il resto.

      Nel cosmo per Anassimene è presente una singola natura che funge da sostrato, di natura definita chiamata “Aer”. Va vista come una sostanza privilegiata perché è l’arché di tutti i componenti del mondo, ma poi la ritrova come sostanza nel fuoco e nel vento. Puro Aer corrisponderebbe all’aria, anche se sussistono ancora incertezze su questa interpretazione in quanto questo Aer dovrebbe sottostare al processo dei mutamenti e dei cambiamenti del cosmo.

 

 

 

Curiosità

      Jacques Derrida nell’opera “Il problema della genesi nella filosofia di Husserl”, analizzando la nascita e le crisi della filosofia, dirà che “la filosofia è scienza del cosmo, cioè della totalità di tutto ciò che è.”

 

      A mio avviso la visione aristotelica, se raffigurata in un contesto rappresentativo, si può identificare in un’opera d’arte intitolata “Prometeo” di Piero di Cosimo.

Si nota che c’è una netta separazione tra i due piani:

volta celeste e mondo terreno, con al centro una statua di Prometeo; allo stesso modo lo Stagirita mantiene una costante separazione nella spiegazione dettagliata dei due mondi.

 Nel cielo si intravvedono dei simboli che rimandano ad un significato colmo di sapere nello studio dell’astronomia.

 

 

 

 

2.  Il moto circolare 



Esistenza di un corpo che si muove di moto circolare

 

«Poiché la natura è principio di movimento e di cambiamento, e la nostra ricerca ha per oggetto la natura, non dobbiamo

ignorare che cos’è il movimento. Se ignoriamo questo, infatti, anche la natura rimarrà per noi necessariamente sconosciuta».

(Arist., Phys., III, 1, 200 b 12-15)

 

Prima di interrogarsi sull’estensione (finita o infinita) dell’Universo, Aristotele ritiene di considerare le “parti distinte secondo la forma”. Si parla dei corpi semplici e primi, che sono diversi gli uni dagli altri e che rappresentano i costituenti materiali dell’Universo stesso.

Aristotele definisce i corpi semplici celesti come corpi dotati di movimento circolare non riducibile a nessuno dei 4 corpi semplici del mondo sublunare (né a una loro particolare combinazione).

Il moto celeste troverebbe spiegazione a partire dall’esistenza di un corpo semplice celeste (etere), che per natura si muove con moto circolare e che è l’elemento costitutivo dei cieli della terra e dei pianeti.

Così si muoverebbero il Sole, la Luna, gli altri pianeti e il cielo delle stelle fisse, che sono fatti di questo corpo semplice.

La grandezza è un’entità continua, divisibile in parti infinitamente divisibili.

Se andiamo agli albori della ricerca riguardante il moto celeste possiamo confrontarci con le tematiche affrontate da alcuni pensatori citati da Simplicio. 

In particolare nella tradizione degli antichi commentatori si fa riferimento a due pensatori: Giuliano di Tralle ed Ermino (maestro di Alessandro di Afrodisia) 

Per Giuliano di Tralle l’anima del cielo delle stelle fisse sarebbe responsabile del fatto che il suo moto circolare è uniforme, ordinato e ha luogo in senso orario. 

Quindi come direbbe Aristotele “niente avviene come capita o per caso nelle cose eterne”.

Ermino ha offerto la sua visione per quanto riguarda il moto celeste in generale. Il compito dell’anima è garantire l’eternità al movimento circolare dei corpi celesti.  

Il moto celeste va visto come risultato dell’azione congiunta di corpo e anima.

Ritornando alla visione dello Stagirita vorrei evidenziare le caratteristiche del movimento.

Il movimento circolare viene prima di quello rettilineo, perché divino ed eccellente, ma anche perché per natura il perfetto viene prima dell’imperfetto.

Nella fisica di Aristotele troviamo ulteriori movimenti semplici che appartengono però alla sfera sublunare: quello rettilineo che dal centro va verso l’alto (proprio del fuoco e dell’aria), quello rettilineo che va verso il centro (proprio di terra e acqua).

Platone ammette sei movimenti: avanti e indietro, a destra e a sinistra, in alto e in basso, ma si tratta comunque di movimenti imperfetti perché hanno un termine. L’unico perfetto, che ritorna su se stesso, è il movimento circolare: questo sarebbe il movimento dell’Universo, perché la sfera ruota su se stessa.

Il movimento circolare per Platone non riguarda solamente la cosmologia e gli astri, ma Platone lo identificava con il movimento del pensiero.

L’apeiron di Anassimandro “guida” nel senso che assegna semplicemente il movimento richiesto per azionare la rotazione dei cieli.

L’Aer di Anassimene è causa del moto eterno, che dà vita al cambiamento

Per Empedocle il moto del cielo, ruotando in cerchio più velocemente, impedisce quello della terra, “come succede all’acqua nei vasi” 

 

 

3 . Proprietà del moto circolare

 

La Stagirita illustra le proprietà del quinto elemento:

 

a)          Non è leggero, né pesante poiché la leggerezza comporterebbe il suo allontanamento dal centro. Mentre il peso determina un movimento verso il centro.

b)          È incorruttibile e ingenerato, quindi non ha contrario, né movimento contrario.  La generazione e la corruzione infatti hanno luogo solo dove vi sono dei contrari- (la parola “sono” implica un luogo - “ le cose che sono, sono in qualche dove”)

c)          Non aumenta, né diminuisce (dato che questi cambiamenti di tipo quantitativo appartengono a casi particolari dimovimento)

d)          È inalterabile, infatti non subisce cambiamenti di tipo qualitativo

 

L’ etimologia della parola Etere, secondo la visione aristotelica, trarrebbe origine da due termini: “sempre” ( άεί )  e “correre” (θεΐν).

Platone nel Timeo parla di corpi estremi e corpi intermedi, dove corpi estremi sono fuoco e terra e corpi intermedi (che svolgono un’azione di collante) sono aria, acqua.

In un altro accenno riguardo all’etere, Platone dirà che gli astri non sono costituiti da etere, ma da fuoco (interessante il suo accostamento alla dottrina pitagorica -  Filolao -  verso la fine della sua vita, concezione del fuoco al centro della terra)

Filippo di Opunte, discepolo di Platone ed autore dell’ Epinomide aveva intravvisto nell’Etere la fonte di un primo genere di esseri chiamati demoni costituiti da un elemento predominante che è trasparente, di natura intermedia, mediatrice tra terra e cielo.

Egli istituisce una dottrina demonologica che va a delineare   in maniera sistematica l’esistenza di un’entità intermedia di mediazione tra uomo e divinità.

Empedocle sostiene che il cielo sia solido, costituito da aria solidificata, quindi non più da etere. Il cielo come acqua solidificata appare come una calotta cristallina; secondo altri aria solidificata dal fuoco. Le stelle sono conficcate in essa.

  

Glossario fondamentale  

 

ASTRI: per Platone gli astri sono “strumenti” del tempo costituiti da fuoco, mentre per Aristotele sono divini e non sono dotati di organi di movimento proprio perché devono essere immobili. Hanno forma sferica e sono costituiti da etere. Aristotele dirà che si muovono perché sono costituiti da etere, ma si deve ammettere che abbiano un’anima per desiderare il motore immobile. La loro luce e il calore si spiegano con l’attrito che l’aria subisce per effetto del movimento secondo luogo. 

 

ELEMENTI: quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco vengono trattati in maniere esemplare sia da Platone che da Aristotele. Per i pitagorici antichi il fuoco era materia precosmica ( es : Ippaso di Metaponto). Da essi dipendono generazione e corruzione.

Troviamo infine un elemento divino che è l’etere. Per Anassimandro elemento divino è l’Apeiron (più sottile dell’acqua e più denso dell’aria)

 

MATERIA PRIMA: Aristotele dà maggior rilevanza alla forma rispetto alla materia. Per Aristotele anche la materia è sostanza, ma solo in quanto è capace di ricevere il principio di movimento.

La materia prima per Aristotele è principio privo di forma. In quanto tale è un principio limite, che esiste solo in potenza.

Esistono altre due tipologie di materia: materia seconda e materia terza. La materia seconda è costituita dai quattro elementi, mentre la materia terza è quella che costituisce gli oggetti (un elemento del sinolo).

 

MOTORE IMMOBILE: il primo motore è immobile, così vale per le realtà che compiono un’azione l’agente primo non può subire alcuna affezione (cambiamento di stato) in quanto immobile, ingenerato e inalterabile.  Se si vuole spiegare il movimento si deve necessariamente porre l’esistenza di un motore. 

 

MOVIMENTO: anche per il movimento sussiste il legame con il tempo. Il movimento, rispetto al tempo può essere veloce o lento.

Viene inteso come cambiamento qualitativo, non c’è intermedio tra ciò che muove e ciò che è mosso.

Le tipologie di movimento sono tre: qualitativo, quantitativo e secondo il luogo (traslazione)

Il movimento è un atto incompiuto e implica necessariamente il contatto. 

Poiché il tempo è continuo, necessariamente il movimento è continuo perché è impossibile che ci sia il tempo separato dal movimento. Tutto ciò che è mosso è divisibile, in virtù della sua continuità.

 

TEMPO: numero del movimento secondo il prima e il poi. Quando si parla di tempo ci si deve avvalere del movimento. Il tempo è misura di qualcosa di continuo, facendo riferimento al movimento circolare. 

 Anassimandro lo definì “giudice dell’ingiustizia”, quindi come aveva intravvisto G. Colli in Anassimandro troviamo un decreto legislatore del tempo.  Quindi esso si identifica simbolicamente secondo delle ciclicità con la parola greca anánkē , che significa necessità.   


BIBLIOGRAFIA UTILIZZATA :

- Diana Quarantotto ,  L'universo senza spazio - Aristotele e la teoria del luogo    , Ed.  Bibliopolis - Elenchos  2017

- Andrea Falcon ,   Corpi e movimenti - Il De Caelo di Aristotele e la sua fortuna nel mondo antico    Ed.  Bibliopolis - Elenchos 2001

- L. Palpacelli , Aristotele interprete di Platone. Anima e cosmo Morcelliana, Brescia, 2013

- A. Jori , Il Cielo- testo greco a fronte ,  Ed. Bompiani , collana:  Testi a fronte ( 4 Settembre 2002)




Aggiunto il 27/01/2018 15:01 da Lorenzo Boscaro

Disciplina: Filosofia antica

Autore: Lorenzo Boscaro



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