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L'uso onorifico di scienza nella critica di Susan Haack

La critica all’uso onorifico di “scienza” in Susan Haack

Susan Haack è una delle più innovative epistemologhe degli ultimi anni, grazie alle innovazioni apportate alle concezioni di prova (evidence), indagine (inquiry) e di metodologia scientifica.

La filosofia della scienza post-positivista è stata dominata da una pluralità di approcci e  molte volte gli approcci più rivoluzionari radicati nella storia della scienza e nel costruzionismo sociale, hanno generato attriti con le frange più conservatrici della disciplina, tenacemente attaccate al paradigma logico.

L’ascesa di nuove branche come la sociologia della scienza e i vari centri per i science studies hanno ulteriormente acuito il divario tra difensori della scienza come attività oggettiva di conoscenza e i suoi detrattori.

In questo contesto, il lavoro di Susan Haack propone una riflessione limpida ed equilibrata sulla pratica scientifica nel suo complesso, considerandone la specificità epistemologica, la sua natura sociale e i suoi rapporti con altre forme di conoscenza.

Ponendo la pratica scientifica in un continuum con l’esperienza di senso comune, ha elaborato, sulla scia di Peirce ed altri, un approccio pragmatista, denominato critical common-sensism.

 

Il neo-positivismo insistendo nella sua definizione di una metodologia scientifica strettamente logica, si è perso in astrazioni e sistematizzazioni che hanno oscurato questa continuità tra indagine di senso comune (common-sense inquiry) e indagine scientifica (scientific inquiry).

Nella nostra esperienza comune, quando abbiamo un interesse di ricerca, pratico o teorico, pensiamo a come potrebbero stare le cose, formuliamo una ipotesi, pensiamo a come fare per saggiarne la validità e osserviamo cosa ci dicono i fatti.

L’esperienza scientifica è simile, ma più approfondita: ci sono elaborate strumentazioni che rendono la nostra osservazione più capillare e accurata e abbiamo strumenti concettuali che ci fanno descrivere il mondo nei suoi aspetti più complessi e lontani dall’esperienza comune.

La scienza non ha perciò nessuna peculiarità epistemologica, tranne quella di essere più meticolosa nella sua ricerca di risposte.

 

Il critical common-sensism parrebbe a questo punto una semplice osservazione della continuità tra diversi tipi di indagine, ma ha delle conseguenze importanti sulla concezione della pratica scientifica e in particolare sulla definizione di una “metodologia scientifica”.

Per Susan Haack e altri, tale metodologia semplicemente non c’è, perlomeno non nella forma univoca e formalmente definita che volevano ottenere i neo-positivisti.

La scienza, come il senso comune, osserva il mondo nei suoi vari aspetti ed elabora strumenti, teorie e osservazioni commisurate all’oggetto di ricerca.

Il criterio non può essere né induttivo-confermazionista né deduttivo-falsificazionista: i diversi tipi di evidence si supportano l’uno con l’altro, ci fanno escludere alcune piste, ne aprono altre, ci fanno osservare relazioni tra vecchie teorie e nuove promettenti teorie.

 

Come in un puzzle, che l’autrice ama richiamare come metafora, la risposta è data dall’intersezione degli elementi che abbiamo, alcuni più “fitting” con quelli già a nostra disposizione.

Alcuni indizi sono più importanti di altri ai fini del completamento della parola, altri faranno ri-vedere alcune parole inserite, altri completeranno una definizione e daranno nuovi indizi per completare le intersezioni.

 

La trattazione di questi aspetti sarebbe ben più lunga, e quanto detto qui sopra è poco più di una semplificazione della posizione dell’autrice.

Tuttavia, l’articolo qui presente ha un diverso obiettivo, per cui quanto appena detto è solamente propedeutico ad altre riflessioni.

Lo scopo di questo articolo infatti non è entrare nel dettaglio di tale concezione della ricerca scientifica, bensì sfruttare un’altra osservazione ad essa collegata nella riflessione della Haack.

Tale osservazione riguarda quello che l’autrice chiama l’uso onorifico del termine scienza.

 

Tale osservazione concerne una discrepanza tra ciò che è la scienza epistemologicamente intesa e ciò che è spesso designato come tale nel parlato comune.

Quando qualcuno, scienziato, giudice, politico o comune cittadino, vuole nobilitare una qualsivoglia   teoria, il termine “scientifico” diventa sinonimo di affidabile, preciso, garantito.

Di converso, quello che vogliamo denigrare sarà “pseudo-scienza”, e la semplice etichetta basterebbe a chiudere ogni dibattito.

Ciò che non regge in questo modo di procedere è la valutazione inerentemente valoriale insita in quest’uso del termine: considerato che scienza vuol dire buono e affidabile, ciò che scienza non è sarà inaffidabile, deprecabile.

Susan Haack coglie l’occasione per ribadire che la scienza non ha alcun privilegio epistemologico rispetto alle altre forme di indagine, se non quello di essere dotata di più efficaci e adatti strumenti, e per osservare come altre forme di conoscenza pur non essendo scientifiche sono altrettanto apprezzabili: la pratica giudiziaria e la critica letteraria non sono indagini empiriche, ma sono senz’altro valide forme di conoscenza nel loro ambito, così come la storia è senz’altro una forma di indagine valida, ma non è scientifica nel senso detto sopra.

“Scientifico” indica un tipo di attività particolare: è un’indagine volta alla spiegazione di un fenomeno empirico, diversamente dalla letteratura e dal diritto, ed è indagine empirica che formula teorie e le mette alla prova dei fatti, diversamente dalla filologia e dalla storia.

Ciò non vuol dire che diritto, critica letteraria, filologia e storia siano epistemologicamente meno accurate e apprezzabili, ma che esse sono diverse.


L’uso onorifico di scienza non è una classificazione epistemologica ma ha anche delle conseguenze epistemologiche: spinte dal desiderio di accrescere il proprio prestigio numerose discipline inseriscono il termine “scienza” nel loro nome, così che, non senza ironia, Susan Haack nota come si sia arrivati alla Mortuary Science e alla Library Science.

Conseguenza più importante è però quella metodologica, che spinge discipline come le scienze sociali a imitare le scienze naturali per ottenere maggiore considerazione.

La disamina della metodologie di quest’ultime è uno dei punti più salienti della riflessione della Haack, poiché la sua definizione critical common-sensist di scienza può accomunare scienze naturali e scienze sociali senza utopiche unificazioni riduzioniste.

Le scienze sociali hanno diversi strumenti di osservazione, diverso oggetto di ricerca, tassonomie meno rigide e metodologia più fluide: ma in fondo hanno lo stesso procedimento di tutte le forme di inquiry, osservano fenomeni, formulano ipotesi, raccolgono dati, abbandonano alcune piste, mantengono strade promettenti elaborano teorie.

Quello che hanno di diverso è conseguente al diverso oggetto di ricerca, ma non per questo esse sono meno “scientifiche”, in senso non onorifico.

Considerando quanto l’imitazione delle scienze naturali abbia spesso arrecato più danno che beneficio alle scienze sociali, è opportuno riconoscerne la specificità e apprezzarne i risultati, senza inutili comparazioni con le discipline che siamo portati a ritenere più “scientifiche”.

 

Cosa dire della pseudoscienza? Il problema della demarcazione è uno dei capisaldi della filosofia della scienza popperiana e gli estimatori dell’uso onorifico di “scienza” fanno acriticamente del falsificazionismo un loro baluardo.

Quello che la Haack propone è di non pensare ad alcuna demarcazione rigida ma di valutare semplicemente la forza dell’evidenza portata a sostegno di una teoria, l’appropriatezza del contesto di osservazione e della procedura.

La distinzione non è tra scienza e pseudo-scienza, ma tra buona scienza e scienza poco convincente.

Come per ogni tipo di indagine vanno considerati la forza degli indizi e la conferma che danno alla teoria, non tanto l’adesione più o meno pedante a vari tipi di falsificazionismo.

Così, saranno solamente le metodologie impiegate e le prove addotte a supporto ad essere considerate, senza escludere a priori forme di indagine promettenti ma formalmente non rispondenti ai rigidi criteri imposti dalla filosofia della scienza classica.

 

La prospettiva inaugurata da Susan Haack è fresca e innovativa, perché pone la ricerca scientifico in relazione ad altre forme di sapere, mettendone in evidenza la specificità ma anche la continuità con esse: soprattutto, evita di abbracciare acriticamente quelli che l’autrice chiama approcci “deferenzialisti”, cioè quelli che ostentano incondizionata deferenza per la scienza. Senza però toccare l’altro polo, ovvero il “nuovo cinismo”, che vorrebbe negare a ogni conoscenza scientifica oggettività e imparzialità: anche da questa posizione infatti l’autrice prende le distanze.

 

L’uso del termine scienza come titolo onorifico è assai diffuso nella stampa divulgativa, nelle aule di tribunale, nel parlato comune e nell’immaginario di molti studiosi.

In particolare, l’opinione pubblica molte volte ripropone concezioni stereotipiche veicolate da chi usa la presunta scientificità (o non scientificità) di qualche teoria come strumento di propaganda politica e ideologica.

Ciò è possibile perchè spesso si hanno idee confuse su cosa sia la scienza e sulla variegata natura della conoscenza umana.

La riflessione della Haack chiarifica molti concetti e dà un’eccellente prospettiva a chi vuole conoscere veramente il multiforme panorama scientifico, apprezzando ciò che la scienza offre senza indulgere in contrapposizioni tra le “due culture”, sterili e infondate.

Oltretutto, la posizione dell’autrice, che in un’altra opera si definisce una passionate moderate è incredibilmente equilibrata e per questo è lo strumento ideale per affrontare il tema dell’oggettività della scienza senza schierarsi ideologicamente nelle varie fazioni delle “science wars” di recente memoria.

 

 

Note bibliografiche:

Susan Haack, Defending Science Within Reason: betwenn scientism and cynicism, Ahmerst NY 2003, Prometheus Book.




Aggiunto il 03/03/2019 16:51 da Riccardo Cravero Cravero

Disciplina: Filosofia della scienza

Autore: Riccardo Cravero



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