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La filosofia della storia di Hegel

Per la maggior parte degli storici del pensiero filosofico la filosofia della storia elaborata da Hegel deve essere considerata come quella che presenta una profondità di pensiero ed uno spessore concettuale nettamente superiori a tutte le altre. In un nostro articolo intitolato La concezione della storia di Comte avevamo ribadito come l’unica filosofia della storia che possa competere con quella hegeliana, per quanto riguarda la vastità di interessi e l’ampiezza speculativa, è quella elaborata da Comte; ma dobbiamo aggiungere, per onestà intellettuale, che la concezione della storia di Comte non può competere con quella di Hegel per quanto riguarda spessore concettuale e profondità di pensiero.

Prima di enunciare e commentare i principali elementi della filosofia della storia di Hegel riteniamo opportuno dire qualcosa sul principio basilare della filosofia hegeliana. È nota l’espressione coniata da Hegel per sintetizzare tale principio: ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale. Con essa Hegel esprime il concetto base di tutto il suo pensiero, valido anche per la filosofia della storia: è inconcepibile che nella realtà, ivi compresa quella degli eventi storici, vi sia qualcosa refrattaria al pensiero. In altri termini Hegel afferma che tutto ciò che è accaduto nella storia era giusto che accadesse: e, di conseguenza, tutto ciò che si è verificato doveva verificarsi. Di conseguenza i progetti e i tentativi che non si sono realizzati non dovevano realizzarsi, in quanto non erano conformi alla razionalità storica.

Come abbiamo messo in evidenza nel nostro articolo La concezione della storia di Comte già citato sia la filosofia della storia di Hegel sia quella di Comte devono essere considerate filosofie storiche, in quanto strettamente collegate agli eventi storici, permeate nel loro metodo dal senso storico, quale che sia in particolare l’oggetto delle loro considerazioni. Non tutte le filosofie della storia hanno queste caratteristiche. Per fare un esempio, nel nostro articolo intitolato La filosofia della storia di Agostino abbiamo evidenziato che a volte Agostino tende a staccare nettamente il piano storico da quello metastorico e non inserisce nella sua filosofia della storia le vicende di tutti i popoli più importanti.

Torniamo ora ad interessarci delle somiglianze esistenti tra la filosofia della storia di Comte e quella di Hegel. Per entrambi nessun fenomeno può venir compreso filosoficamente senza essere compreso storicamente, mediante l’individuazione della sua origine, della sua destinazione temporale, della sua funzione e della sua giustificazione nell’intero processo storico. Come abbiamo messo in evidenza nel nostro libro intitolato Il neopaganesimo nella società moderna il pensiero filosofico che si è sviluppato dal ‘800 in poi proprio a partire dall’idealismo tedesco ha cercato di stabilire legami molto stretti tra filosofia della storia ed eventi storici, legame che nei filosofi della storia appartenenti ad epoche anteriori erano considerati meno importanti (fatta forse eccezione per la concezione della storia elaborata dagli illuministi).

Vogliamo precisare che lo scopo della filosofia della storia è quello di comprendere il significato profondo ed il fine ultimo dei vari eventi storici. Tuttavia accade che le filosofie della storia elaborate da alcuni autori siano più attente a mantenere il legame tra spiegazione del significato ultimo di un dato evento storico e caratteristiche oggettive dell’evento storico in questione. In altri filosofi della storia si rileva invece la tendenza a privilegiare in maniera forse eccessiva il piano metastorico rispetto a quello storico, cosicché le caratteristiche oggettive di un dato evento storico diventano piuttosto sfumate in tali autori. Si prenda ad esempio la concezione della storia elaborata da Giovanbattista Vico. Nel nostro articolo intitolato La concezione della storia di Vico abbiamo rilevato come Vico sia stato un filosofo dotato di brillante ingegno, evidenziando però al contempo come nella sua concezione della storia siano presenti contraddizioni e punti deboli, derivanti dal fatto che egli aveva cercato di conciliare la concezione ciclica del tempo tipica del mondo pagano con quella lineare tipica del cristianesimo; di conseguenza, nella filosofia della storia di Vico viene privilegiato il piano metastorico rispetto a quello storico.

Un altro elemento di grande importanza riscontrabile nella filosofia della storia di Hegel è la convinzione che il fine ultimo a cui tendono tutti gli eventi storici sia il progresso del genere umano: anche quegli eventi storici che sembrano contraddittori, o che addirittura abbiano ostacolato il progresso del genere umano, se letti nella maniera giusta e collocati correttamente all’interno del processo storico, mostreranno non solo di non aver ostacolato il progresso del genere umano, ma al contrario di averlo favorito. In altri termini, Hegel ripete che gli eventi storici hanno sempre una loro razionalità: tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’intera storia del genere umano dovevano necessariamente accadere, in quanto hanno svolto una funzione di fondamentale importanza al di là di ogni apparenza in senso contrario: “ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale”.

Mettiamo ora in evidenza un altro importante elemento della filosofia della storia di Hegel, ovvero la convinzione del che non tutte le razze che compongono il genere umano hanno la stessa importanza nella storia dell’umanità. Secondo Hegel lo sviluppo e l’evoluzione storica dell’umanità non sono un fenomeno universale: il punto di partenza unitario e determinante della storia è costituito dalla razza bianca dell’occidente cristiano. In altre parole Hegel manifesta la convinzione che solamente la civiltà occidentale creata dalla razza bianca è dinamica ed è in grado di raggiungere in maniera progressiva il suo fine ultimo, ovvero il progresso del genere umano. Per Hegel tale superiorità della razza bianca era dovuta al fatto che presso tale razza era nato e si era affermato il cristianesimo.

A questo punto riteniamo opportuno mettere in evidenza l’importanza che nella filosofia della storia di Hegel rivestono lo Stato, considerato la massima espressione dello Spirito Oggettivo, e le guerre. Per chiarire questi due elementi dobbiamo premettere che secondo il filosofo tedesco lo Spirito si estrinsecava in tre gradi, ovvero come Spirito Soggettivo, Spirito Oggettivo e Spirito Assoluto. Nel primo grado, quello dello Spirito Soggettivo, esso non oltrepassa i limiti della coscienza individuale e della sensazione di attuare il regno della ragione con l’intelletto e con la volontà. Ma questo compito che si prefigge lo Spirito Soggettivo è infinito, mentre lo Spirito Soggettivo è per sua stessa natura finito, ragion per cui non è in grado di raggiungere lo scopo che si prefigge. Di conseguenza, lo Spirito Soggettivo si trova in una situazione fortemente frustrante dalla quale non può uscire se non mediante il passaggio allo Spirito Oggettivo. Tale passaggio consiste nella consapevolezza da parte della coscienza individuale della sua partecipazione a un “mondo etico”, nel quale lo Spirito Oggettivo si è come obbiettivato in forme ed istituzioni superindividuali, che hanno la capacità e il compito di potenziare le energie dell’individuo. Secondo Hegel tali istituzioni superindividuali potenziatrici dell’energia dell’individuo sono il diritto (esso regola e coordina come dal di fuori le libertà individuali), la moralità (coscienza della obbligatorietà ed universalità della legge interiore) e infine l’obbiettivarsi e il concretizzarsi dello Spirito Oggettivo in quegli organi etici che sono la famiglia, la società civile e, supremo tra tutti, lo Stato, in cui l’individuo trova la forza plasmatrice e direttrice di tutte le sue attività spirituali. Nella filosofia della storia di Hegel lo Stato (o la Nazione per utilizzare un’altra parola) rappresenta il Bene superiore nonché l’ideale più importante per tutti gli individui che fanno parte della Nazione: secondo Hegel solamente nella realizzazione di tale ideale si realizza la libertà vera di tutti gli individui che fanno parte dello Stato. Hegel sostiene che solamente nello Stato si attua lo “Spirito del Popolo” (Volksgeist), che è la caratteristica più importante che differenzia i popoli delle varie nazioni.

Cercheremo ora di mettere in evidenza quale importanza rivestono le guerre nella filosofia della storia di Hegel. Secondo il filosofo tedesco solamente attraverso i contrasti tra gli Stati, ovvero solamente attraverso la guerra, si attua nel corso degli eventi storici lo “Spirito del Mondo”, il quale si serve degli interessi particolari dei singoli popoli come strumento per raggiungere i suoi fini universali. Secondo il filosofo tedesco lo studio della storia del genere umano sin dalle ere più antiche ci dimostra che tutte le guerre nascono dal fatto che ogni popolo si ritiene in diritto di difendere i propri interessi egoistici senza dare importanza agli interessi degli altri popoli con i quali entra in guerra. A detta di Hegel lo “Spirito del Mondo” può raggiungere i suoi fini universali perché i popoli che scendono in guerra non si rendono conto del fatto che tali guerre non servono soltanto per raggiungere i loro scopi particolari, ma anche e soprattutto per permettere allo “Spirito del Mondo” di raggiungere i suoi fini universali (Hegel definisce tale fatto con l’espressione “astuzia della Ragione”).

Ma pur in questo grado di sviluppo secondo Hegel lo Spirito non può raggiungere l’eternità e l’infinitezza della sua natura. Per giungere a tale infinitezza lo Spirito deve passare al grado di “Spirito Assoluto” che si esprime in tre forme, ovvero come arte, come religione e come filosofia. Nell’arte lo “Spirito Assoluto” pone e contempla la sua essenza assoluta in un singolo oggetto sensibile. Nella religione si attua l’unità dell’infinito e del finito, l’unione intima dell’anima col divino come fondamento della realtà e della vita universale. Ma tale unione dell’anima con il divino si compie nella forme del sentimento e dell’immagine. Solamente quando si passa dalla religione alla filosofia secondo Hegel al sentimento e all’immagine si sostituisce il pensiero, per cui lo “Spirito Assoluto” diventa finalmente in grado di pensare se stesso e riesce a liberarsi da ogni limitazione e a conquistare la libertà assoluta che non poteva raggiungere con la religione ma solamente con la filosofia, che per Hegel altro non è che l’autocoscienza dello Spirito.

Come abbiamo messo in evidenza in due nostri libri intitolati Il neopaganesimo nella società moderna e La crisi della religione cattolica Hegel da un lato sostiene che la superiorità della razza bianca sulle altre razze dipenda dal fatto che la religione cristiana è nata e si è sviluppata presso tale razza, dall’altro afferma che la religione, ivi compresa quella cristiana, non rappresenta il massimo grado a cui può giungere lo “Spirito Assoluto”, poiché esso conquista la libertà assoluta e diventa del tutto trasparente a se stesso e immune da ogni limitazione solamente con la filosofia.

Un altro elemento che riveste grande importanza nella filosofia della storia hegeliana è la convinzione del filosofo tedesco che sia possibile comprendere il significato vero ed il fine ultimo degli eventi storici solamente in retrospettiva. Hegel è convinto che il filosofo della storia abbia una conoscenza ed una comprensione degli eventi storici maggiore sia dei loro protagonisti sia degli storici che si sono interessati a tali eventi, in quanto i primi non potevano avere una visione retrospettiva di tali eventi, mentre i secondi si fermano alla descrizione degli eventi storici e tutt’al più alla ricerca delle cause e delle conseguenze apparenti degli stessi, senza ricercarne e comprenderne il significato profondo ed il fine ultimo nella storia del genere umano.

Fonte: CentroStudiLaRuna




Aggiunto il 21/03/2012 15:07 da Admin

Disciplina: Filosofia della storia

Autore: Giovanni Pellegrino



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