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Counseling filosofico: o tempora, o mores!

Andiamo alla scoperta di come la filosofia possa aiutare a risolvere interrogativi, indagando le cause e il fondamento dei problemi.

Praticità. Philosophische Praxis, questo è il nome della scienza fondata nel 1981 da Gerd Achenbach, la scienza che permette di indagare la realtà e che fornisce gli altissimi mezzi di comprensione dei mille diversi aspetti del mondo. Chi non si è mai trovato in contingenze lavorative o personali che sembravano irrimediabilmente senza via d’uscita? Chi non si è mai sentito imbrigliato in qualche grattacapo di arcana risoluzione? O ancora, chi non si è mai sentito tanto deluso dalle proprie convinzioni da sentire l’intimo bisogno di un metodo di indagine più certo? A questi e mille altri interrogativi può rispondere il consulente filosofico, l’amico saggio che ci aiuta a mettere in crisi le nostre teorie sull’ interpretazione della realtà ontologica, fenomenologica, e molto altro ancora, con cui ci misuriamo costantemente. Come? È chiarissimo. Tramite un’ erudizione sulle tesi epistemologiche da Talete ai giorni nostri, ci aiuta a rivedere le nostre opinioni facendo leva sulle categorie filosofiche e su diversi sistemi di valori, ma la grandezza di questa manna dal cielo starebbe nel fatto che è adatta a chiunque.

La consulenza filosofica funziona così: si prende appuntamento con uno specialista per dieci o venti incontri in cui si espongono i propri problemi e si cerca, usando un metodo filosofico, di arrivare a capire il fondamento e la causa dei propri problemi. Dopo questa anamnesi il paziente dovrebbe essere finalmente capace di riconsiderare l’andamento della sua vita. Il consulente filosofico è una sorta di psicologo ripulito, il perfetto modello della cultura new age. Se anche la filosofia si viene a trovare sotto il fuoco della pratica dello spendere, che non tiene minimamente conto delle enormi problematicità di questo studio, è chiaro che veniamo sempre più fagocitati dai falsi miti dell’ utilitarismo. Credete davvero che Hegel serva a risolvere la depressione dopo un divorzio? Dalla maieutiké téchne socratica, la nobile arte dell’ ostetrica che in modo del tutto disinteressato metteva nelle condizioni di rendersi conto della propria ignoranza e della fallacità delle proprie formae mentis, si approda dopo qualche migliaio di anni alla “scienza del nulla”, il manifesto della crisi della filosofia (intesa come la ricerca disinteressata di un sapere) nel mondo dei consumi, dell’utile e del capitale .Il pragmatismo filosofico americano del secondo ‘900 canta vittoria: si è dato un aspetto concreto a quella meravigliosa arte che, altrimenti, non ha verso di esser messa a frutto e nelle condizioni di produrre. Camminerà per i cortili della sua Accademia in modo sempre più preoccupato il povero Aristotele che ha dato una delle definizioni più puntuali del concetto di filosofia: “La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile”(da Metafisica I, 2, 982b).

Fonte: ArticoloTre



Aggiunto il 21/03/2012 14:48 da Admin

Disciplina: Consulenza filosofica

Autore: Fabrizio Leone



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